Landoro, era un enorme drago che regnava sulla superficie del mare, come tutti i draghi era solito sputare fuoco sibilando. I pescatori lo sentivano da lontano, ma non esistendo barche, nessuno lo aveva mai affrontato, più probabilmente di barche ce n’erano ma mancava il coraggio.
Oltre al drago abbiamo anche una fanciulla bionda, bellissima che passava gran parte del suo tempo sul litorale marino a sognare di volare come i gabbiani liberi sulle onde. Finché un giorno le spuntarono davvero le ali. Colma di gioia, la fanciulla si levò in volo, sopra le onde, cantando.
Mentre volava, abbassò lo sguardo e scorse Landoro, il mostro dagli occhi giganteschi. La fanciulla ne fu spaventata ma al tempo stesso attratta. Ma quello era il suo giorno fortunato, il mostro, visibilmente non interessato si inabissò, mentre Lada fece ritorno alla costa: non avrebbe più osato sorvolare il mare.
La fanciulla scoppiò in un pianto disperato, finché sentì una voce che le chiedeva il perché di quelle lacrime, voltandosi, Lada vide un bellissimo giovane che la guardava con dolcezza. La fanciulla narrò allo sconosciuto la sua tremenda avventura.
Il giovane, dopo aver riflettuto, disse alla fanciulla che quelle ali erano un dono degli dei e avrebbero dovuto renderla felice, per cui si offrì di uccidere il mostro per lei e poterle permettere di tornare a sorvolare il mare.
Il giovane era Geri, il figlio della Quercia e del Vento, mentre egli, brandendo un pugnale, si avvicinava al mostro, Lada si addormentò. Quando si svegliò era l’alba e Geri che aveva fatto ritorno, le disse che aveva ucciso il mostro.
La felicità dei giovani durò poco perché il mostro non morì: l’aria divenne irrespirabile, i pesci morirono. La vendetta del mostro si abbatté su tutti, compresi i due giovani.
Passarono tantissimi anni e la vita tornò a sbocciare grazie a un piccolo fiore che nasceva sulle sponde del fiume. I suoi petali divennero esseri viventi e la terra si ripopolò di persone, animali, gioia, bontà, speranza, amore.
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